L’EURITMIA

L’Euritmia è un’arte del movimento.
Nasce nel 1912 ad opera di Rudolf Steiner, filosofo ed artista austriaco, fondatore dell’Antroposofia, come risposta alla richiesta di creare una forma di movimento, tratta dall’interezza dell’essere umano, che potesse agire in modo risanante, rinforzante ed equilibrante.

L’Euritmia condivide con altre discipline l’impiego espressivo del corpo, il suo movimento nello spazio, sia in forma individuale che di gruppo. È una pratica artistica di movimento con una stretta relazione con la musica e il linguaggio di cui è manifestazione intrinseca e molto originale.
Essa, infatti, trova il suo fondamento nelle leggi invisibili del suono musicale e della parola, che vuole portare a manifestazione artisticamente attraverso movimenti fluidi e plastici, in gesti e coreografie, forme che nascono in un flusso di divenire continuo.
Queste leggi sono quelle stesse, anch’esse invisibili, che creano e governano la natura e l’essere umano.

Attraverso la pratica dell’Euritmia la persona plasma se stessa, armonizza le sue capacità di pensare-sentire-agire, rafforza la possibilità di esprimersi con la sua individualità, nel rapporto con se stesso, nelle relazioni con gli altri e con il mondo che lo circonda, in modo cosciente, armonico e rigenerante.

La vita di oggi sottopone tutti noi a veloci cambiamenti, tensioni e sollecitazioni non sempre cercate e salutari, ma foriere di stress, paure, disconnessioni sempre più forti.
La pratica dell’Euritmia ci aiuta a sviluppare quegli strumenti che ci sono utili per superare le barriere delle nostre abitudini e dei nostri condizionamenti e vivere la vita con pienezza; ci aiuta a riscoprire il valore delle relazioni e della connessione con gli altri, con la natura e dei propri personali valori e significati.

Euritmia della parola ed Euritmia musicale, canto e parola visibili

Ai primordi dell’Euritmia nel 1912 in Svizzera, il suo iniziatore Rudolf Steiner, diede alla giovane Lory Maiers Smits, la prima euritmista, alcune prime indicazioni. Lory era giovane, il padre le era appena morto e si volgeva alla ricerca di una professione. Avrebbe desiderato imparare una ginnastica ritmica o ancor meglio una forma di danza. Sua madre Clara, pensando a lei, chiese allo Steiner se fosse possibile creare una forma di movimento tratta dall’interezza dell’essere umano, in cui eseguendo dei movimenti ritmici si potesse agire in modo risanante, rinforzante ed equilibrante fino nel corpo fisico. Egli da tempo attendeva un’occasione simile e diede subito le prime indicazioni.

Spiegò alla signora Smits che da molto sentiva la necessità di dare avvio ad un’arte del movimento di questo tipo, poiché il momento storico lo richiedeva. Steiner stesso utilizzò l’Euritmia per trasmettere alle persone contenuti tanto profondi da essere difficilmente espressi a parole o che, per essere compresi, avrebbero richiesto agli uditori una concentrazione eccessiva o necessitato di spiegazioni e giri di parole troppo lunghi.
A quell’epoca era tempo di rivoluzione nell’arte. Nella danza Isadora Duncan ed altri suoi contemporanei stavano scardinando e rinnovando la rigida tradizione del balletto classico; nella musica Arnold Schönberg ed altri compositori uscivano dalla tonalità per esplorare nuove vie. Anche nelle altre arti della cultura occidentale stava avvenendo una trasformazione epocale del linguaggio artistico. Poco dopo sarebbe cominciata la Prima Guerra Mondiale.
La prima indicazione data a Lory riguardava movimenti su parole, ella le ricorda così: “Rudolf Steiner diede subito un primo esercizio pratico: “Dica a sua figlia di camminare le allitterazioni, di fare un bel passo forte un po’ battuto a terra sulle parti metriche della parola con l’allitterazione e di fare un gesto qualunque del braccio sulle parti metriche della parola senza consonanti. E non solo in avanti, ma anche all’indietro in modo altrettanto energico. Bisogna però che pensi che l’allitterazione in origine veniva usata solo nei paesi nordici, dove le bufere, le scogliere ed il rumoreggiare e frangersi delle onde del mare formavano un grandioso risuonare insieme di tutti gli elementi. Bisogna che lei si senta come un vecchio bardo che cammina, eretto, in riva al mare, nella bufera con la lira sul braccio.” Questo ritmo non doveva essere registrato solo con la testa e camminato così, in modo leggero e meccanico, tutto l’essere umano fin nei suoi arti doveva sentirsi immerso in quest’ azione, per conquistarsi con forza e coscienza, passo dopo passo, un nuovo pezzo del suo cammino.” *

Nei primi anni in cui viene creata l’Euritmia, si “danza”, euritmizza, il linguaggio parlato. Solo successivamente ci si muove anche sulla musica L’Euritmia della Parola, questo “danzare”, euritmizzare, le parole, il linguaggio parlato è una delle novità e caratteristiche salienti di quest’arte del movimento. Col tempo si sono aggiunti esercizi che rendono concreti, visibili e sperimentabili nel movimento tutti gli aspetti e gli elementi della parola, di un testo. Ad esempio ogni vocale e consonante si esprime e si esegue nel movimento in un suo modo peculiare. Si euritmizzano i ritmi, gli accenti, le parole e il loro gesto, le frasi e il loro significato. I pensieri e le immagini dei testi si eseguono e si esprimono percorrendo forme nello spazio. I sentimenti e le atmosfere che vi sono presenti vengono espresse attraverso sfumature qualitative del movimento e specifici gesti. Tutto il testo si articola nello spazio e diventa visibile nel movimento tramite l’euritmista e il suo corpo, diventato una ”laringe ampliata”. Perciò l’Euritmia viene denominata anche parola visibile perché la forza e la profondità della parola ora si possono dischiudere attraverso di essa anche all’occhio umano, alla sua immaginazione.

Nella maggior parte dei casi in Euritmia i movimenti, gli esercizi e le coreografie si fanno in gruppo.
I professionisti dello spettacolo e gli studenti che sono nella formazione di Euritmia lavorano però anche da soli. Nelle sedute di Euritmia terapeutica il paziente lavora individualmente col terapeuta.

Ma arriviamo all’Euritmia musicale e qui lasciamo la parola a Rudolf Steiner, il quale ne parla così, annunciandone ai suoi collaboratori il primo corso per euritmisti: “…con ciò si è dovuto però anche rivolgere l’attenzione all’essere stesso dell’elemento musicale. Poiché nell’Euritmia la musica diventa visibile, bisogna avere un sentimento di dove essa abbia la sua vera origine nella natura dell’uomo, se si vuole rendere visibile il suo essere fondamentale. Nell’Euritmia musicale diventa evidente ciò che nella musica vive nell’elemento non evidente- inudibile… Ed è proprio così che la musica, come ogni altra vera arte, sgorga dalla parte più interiore dell’uomo. Questa può manifestare la sua vita nei modi più svariati, ciò che vuole cantare nell’uomo si vuole anche presentare in forme di movimento e solo quelle possibilità di movimento che sono presenti nell’organismo umano vengono estrapolate da esso nell’Euritmia della parola e in quella musicale. Con esse è l’Uomo stesso che manifesta il suo proprio essere. Il corpo umano è comprensibile soltanto come movimento fermato e unicamente il movimento dell’uomo manifesta il senso del corpo umano.” **
Per farci un’immagine più concreta possibile dell’Euritmia musicale parliamo di come viene appresa durante la formazione di Euritmia.
Gli studenti nei primi anni della formazione seguono un percorso in cui con appositi esercizi, muovendosi sulla musica suonata dal vivo, spesso il pianoforte, cercano di rendere il loro corpo atto a manifestare nel movimento spaziale un flusso temporale – musicale – sonoro. Lavorano ascoltando, improvvisando e attraverso esercizi corporei per sperimentare e rendere percepibili nel movimento gli elementi base della musica.
Il tempo viene camminato e sperimentato col corpo, tra destra e sinistra. Piano piano, nel movimento si raggiunge un’esattezza e una coordinazione tali da rendere evidente nel movimento la differenza tra i tempi pari e i tempi dispari, i cambi di tempo, l’elemento del ritmo, le note brevi e lunghe e la loro alternanza. Tutto ciò viene esercitato tra lo spazio davanti, dove siamo svegli e vediamo, e lo spazio dietro che ci è oscuro, non vedendolo, e ci richiama il sonno.
La melodia viene sperimentata ed esercitata tra l’alto e il basso. Con le braccia e tutto il corpo si impara a cantare l’altezza del suono in modo da rendere visibile il flusso della melodia. Si impara ad articolare la musica nel movimento. I momenti fondamentali sono lì dove non vi è il suono, ma dove si passa da un suono all’altro, dove in verità il suono viene generato. Si esprimono e si esercitano poi le dinamiche dei cambi di motivo e delle pause.

Già dal primo anno di formazione si introducono e si imparano le scale di Do maggiore e La minore. Nel movimento ad ogni nota corrisponde un’esatta posizione delle braccia. Qui la risonanza parte da un punto centrale e specifico che è il petto, soprattutto le clavicole, e allora le braccia e tutto il corpo arrivano a fluire in un movimento che è vibrante. In seguito si studiano e si esercitano tutte le scale e le tonalità; anche i movimenti che, sviluppati dalla conformazione delle ossa delle braccia a partire dalla clavicola, permettono di esprimere gli intervalli, le loro qualità e le loro tensioni. Il maggiore e il minore e le loro sfumature, nel movimento si esprimono con caratteristiche particolari, molto evidenti e chiare.
Fin dall’inizio si lavora su brani di diverse epoche e su diversi stili della musica, dalla classica fino a quella contemporanea.
Col tempo, più lo studente affina con l’esercizio il suo strumento euritmico-corporeo, la sua versatilità, creatività e intensità come artista, più può cominciare ad interpretare veramente i brani come farebbe uno strumentista e un cantante, solo che il suo strumento è il suo stesso corpo che porta ad espressione la musica nello spazio.

Nei primi anni di formazione si lavora con coreografie all’unisono o in gruppo in cerchio. Successivamente gli studenti sono in grado di eseguire e sviluppare coreografie a diverse voci. Entrano così nell’ambito che tecnicamente si chiama Euritmia corale, dove, con l’interazione di diverse persone nello spazio, diventa sperimentabile l’armonia.
Ogni euritmista, dovesse anche a fine studi esercitare la professione unicamente come insegnante o pedagogo o, dopo l’apposita specializzazione, come terapeuta, deve comunque raggiungere un certo grado di predisposizione artistica e di conoscenza e capacità tecnico- espressiva per ottenere il diploma.

Le aree di applicazione dell’Euritmia
L’Euritmia ha quattro aree principali di applicazione:
l’area artistica che con spettacoli, performance, eventi solistici e in ensemble, contribuisce ad arricchire la vita culturale; uno spettacolo di Euritmia è accompagnato da musica, poesia o inserito all’interno di una performance teatrale. Lo spettatore sperimenta una unicità tra quanto ode e ciò che l’Euritmista o il gruppo di euritmisti sta portando ad espressione nel movimento;

l’area pedagogica, che sostiene la formazione dell’individuo in tutte le sue fasi evolutive.
Le lezioni di euritmia si possono svolgere all’interno del percorso scolastico, proponendo esercizi e attività adatti ad ogni singola età; essi sostengono il sano sviluppo delle facoltà fisiche, relazionali e cognitive del bambino e del giovane, la coordinazione e la padronanza del corpo in senso psico-fisico, sviluppando in particolar modo le competenze sociali;

l’area sociale comprende tutte le attività (corsi, workshops, seminari, dimostrazioni, conferenze, progetti anche nelle aziende) che vedono il coinvolgimento di diversi soggetti, in ogni ambito della vita, compreso l’ambito lavorativo, vivificando così il tessuto sociale;

l’area terapeutica propone specifici esercizi e percorsi terapeutici definiti in collaborazione con un medico. Si applicano ad un ampio spettro di malattie.
L’Euritmia terapeutica è praticata in diverse cliniche ed ospedali.

* Rudolf Steiner, Die Entstehung und Entwicklung der Eurythmie, 1965, Nachlasssverwaltung, Dornach/Schweiz. Pag.13
** Rudolf Steiner, Eurythmie als sichtbarer Gesang, Rudolf Steiner Verlag, Dornach/Schweiz 1984. Pag.9, 10

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